- I video pubblicitari con AI sono spot, video con avatar, cloni AI e varianti per le campagne generati in tutto o in parte da modelli di intelligenza artificiale: a ottobre 2026 si usano sui social, su YouTube e anche in TV.
- L'abbonamento al tool costa poco (HeyGen Creator 29 $/mese, prezzo controllato il 5/10/2026). Il costo vero sta in strategia, script, iterazioni, montaggio, adattamenti e test in campagna.
- I dati indipendenti dicono che gli spot fatti da persone vincono ancora: +14% sull'efficacia di breve periodo e +17% sul brand (Ipsos e Syracuse University, maggio 2026).
- Un video AI si giudica sul costo per lead e per contratto, su finestre di 60-90 giorni, non sulle visualizzazioni.
- Dal 2 agosto 2026 l'art. 50 dell'AI Act obbliga a dichiarare i deepfake. Per un avatar o un clone del founder servono il consenso scritto e una liberatoria su immagine e voce.
Creare video pubblicitari con AI non è più un esperimento. Tra luglio e settembre 2026 ne hanno parlato la TV, i quotidiani e perfino una circolare del Dipartimento per l’informazione e l’editoria sugli spot istituzionali. Per un’azienda, però, la domanda utile non è “si può fare?” ma “quanto costa davvero, e mi porta clienti?”. Rispondo da chi questi video li produce: con Higgsfield realizzo video con avatar, cloni AI e varianti per le campagne, con Remotion video programmatici. In questa guida trovi il processo, le voci di costo, i casi italiani, i limiti e gli obblighi, con le fonti.
Cosa sono i video pubblicitari con AI (e cosa non sono)
I video pubblicitari con AI sono spot, contenuti per i social e varianti per le campagne in cui immagini, movimento, voce o avatar sono generati da modelli di intelligenza artificiale invece di essere girati con troupe e attori. A ottobre 2026 si usano su Meta, YouTube, TikTok e in TV. Restano però un mezzo: si giudicano sui contratti che portano, non sulla tecnologia.
Sotto la stessa etichetta finiscono prodotti molto diversi:
- Spot generati da testo o da immagini con modelli come Veo 3, Kling o Runway.
- Video con avatar AI e clone AI di una persona reale: HeyGen, per esempio, permette di clonare volto e voce; io li realizzo con Higgsfield.
- Video programmatici: template scritti in codice (per esempio con Remotion) che producono decine di versioni a partire da dati come prodotti, prezzi, città o date.
- Montaggi ibridi: riprese reali con scene, sfondi o animazioni generati.
Non sono un pulsante che sostituisce la strategia. Il modello genera immagini, non decide a chi parlare, cosa promettere e come misurare il risultato. Se vuoi confrontare gli strumenti uno per uno, li ho messi a confronto in questa guida alle migliori AI per creare video nel 2026.
Come si crea un video pubblicitario con l’AI, passo per passo
Un video pubblicitario con l’AI si crea in sei passaggi: obiettivo e metrica, script, scelta di formato e strumento, generazione con molte iterazioni, montaggio e adattamento ai formati, test in campagna. La generazione è solo il quarto passaggio. Il risultato si decide prima, con strategia e script, e dopo, con montaggio e test.
Decidi chi deve fare cosa dopo aver visto il video (compilare un form, prenotare una call, comprare) e con quale numero lo misurerai: costo per lead, costo per contratto, ritorno sulla spesa.
Scrivi i primi secondi come se fossero l’intero annuncio: una promessa, una prova, una call to action. Prepara più versioni dell’hook, perché saranno loro a fare la differenza nei test.
Scegli prima il formato (avatar, spot generato, video programmatico, ibrido) e poi lo strumento. Il tool va scelto per il formato, non perché è di moda.
Prompt, immagini di riferimento, coerenza del personaggio e del prodotto da una scena all’altra. Gran parte delle uscite si scarta: è normale e va messo in conto nei tempi e nei crediti.
Ritmo, voce, musica con licenza, sottotitoli, marchio, etichetta AI quando serve. Poi le versioni 9:16, 1:1 e 16:9, le diverse durate ed eventualmente le altre lingue.
Più varianti, un budget sufficiente a far uscire i dati e una finestra di valutazione decisa in anticipo, misurata fino al contratto firmato.
Le demo dei tool mostrano quasi sempre il quarto passaggio. Per un’azienda contano soprattutto il primo, il secondo e il sesto: un video bellissimo con un messaggio debole resta un video che non vende.
Quali formati di video AI funzionano meglio per le aziende
Per un’azienda i formati più utili sono cinque: l’avatar o clone AI del founder per spiegare un’offerta, i video in stile UGC per i social, le varianti di uno stesso annuncio per testare hook e messaggi, lo spot generato per prodotti molto visivi e i video programmatici da cataloghi e listini. Ognuno ha un uso, un rischio e un costo diversi.
| Formato | Quando ha senso | Rischio principale | Strumenti tipici |
|---|---|---|---|
| Avatar o clone AI del founder | Servizi professionali e B2B, spiegazioni da ripetere spesso o in più lingue | Effetto “finto” se lo script è debole; servono consenso e liberatoria | HeyGen, Higgsfield |
| Video in stile UGC con avatar | E-commerce, app, offerte consumer | Diventa ingannevole se fatto passare per la recensione di un cliente reale | Higgsfield, HeyGen |
| Varianti per le campagne | Meta Ads, YouTube, Demand Gen, con un budget che permetta di testare | Troppe varianti con poco budget: nessuna raccoglie dati sufficienti | Tool di generazione più montaggio, Remotion |
| Spot generato | Prodotti visivi, scenari impossibili o costosi da girare, lanci | Brief emotivi, dove gli spot fatti da persone vincono ancora | Veo 3, Kling, Runway |
| Video programmatici da dati | Cataloghi, offerte, eventi, molte sedi o località | Estetica rigida se il template è povero | Remotion |
Un avatar che presenta un prodotto va bene. Un avatar che finge di essere un cliente soddisfatto e racconta un’esperienza mai avvenuta è una testimonianza inventata: rischia di configurare una pratica commerciale ingannevole ai sensi del Codice del Consumo (artt. 21-23, riassunti nella pagina dell’AGCM sulle pratiche commerciali scorrette) e, quando il pubblico se ne accorge, costa fiducia al marchio.
Quanto costa fare un video con l’AI per un’azienda
Fare un video con l’AI costa poco in abbonamenti e molto di più in lavoro. Al 5 ottobre 2026 un piano HeyGen a pagamento parte da 29 dollari al mese, ma il costo reale di uno spot efficace dipende da strategia, script, iterazioni, montaggio, adattamenti e test in campagna. Chi confronta solo il prezzo del tool prende decisioni sbagliate.
Il costo del tool (prezzi controllati il 5 ottobre 2026)
Prendo come esempio HeyGen, uno degli strumenti più usati per i video con avatar. Secondo la pagina prezzi ufficiale, controllata il 5 ottobre 2026:
| Piano HeyGen | Prezzo (al 5/10/2026) | Note |
|---|---|---|
| Free | 0 $ | Fino a 3 video al mese, di massimo 1 minuto ciascuno |
| Creator | 29 $/mese | 24 $/mese con fatturazione annuale; 600 crediti al mese |
| Pro | 49 $/mese | 39,20 $/mese con fatturazione annuale; 1.000 crediti al mese |
| Business | 149 $/mese | 1.500 crediti al mese; 20 $ al mese per ogni utente aggiuntivo |
| Enterprise | Su preventivo | – |
Il dettaglio da non trascurare è che i piani a pagamento funzionano a crediti, e il consumo varia in base al modello scelto e alla complessità del video: ogni iterazione ne consuma una parte. Più tentativi servono per arrivare al risultato, più il costo del tool sale. I prezzi cambiano spesso, quindi verificali sempre sulla pagina ufficiale prima di decidere.
Il costo reale: le voci di produzione
| Voce | Cosa comprende | Cosa fa salire il costo |
|---|---|---|
| Strategia | Obiettivo, pubblico, offerta, metrica, piano di test | Più segmenti, mercati o prodotti |
| Script | Hook, messaggi, varianti, revisione dei claim | Settori regolati come la finanza, più lingue |
| Generazione e iterazioni | Prompt, riferimenti, scarti, coerenza tra le scene | Realismo richiesto, personaggi ricorrenti, prodotto da riprodurre fedelmente |
| Montaggio e audio | Ritmo, voce, musica con licenza, sottotitoli, marchio | Durata e numero di scene |
| Adattamenti | Formati 9:16, 1:1, 16:9, durate, lingue | Numero di piattaforme e mercati |
| Test in campagna | Budget media, tracciamento, lettura dei risultati | Numero di varianti da testare |
Per avere un termine di paragone dal mondo tradizionale: secondo Il Fatto Quotidiano (7 settembre 2026), Barbara Carfagna ha spiegato che realizzare con metodi tradizionali un avatar come “Ipazia”, del programma Rai Codice, costerebbe circa 60-100.000 euro. È la stima del metodo convenzionale, non il costo dell’avatar fatto con l’AI, ma aiuta a capire perché tante aziende guardano a questi strumenti.
“Quando produco video con Higgsfield o con Remotion per i clienti, l’abbonamento al tool è la voce che preoccupa meno. Il tempo va nello script, nelle iterazioni scartate, nel montaggio e nella lettura dei test. Chi chiede quanto costa un video AI, in realtà, sta chiedendo quanto costa farlo funzionare.”
Giovanni Boscolo, Founder di Digital CaresCosa insegnano i primi spot italiani realizzati con l’AI
I primi spot italiani fatti con l’AI insegnano tre cose. Si può arrivare in TV in poche settimane. Servono comunque professionisti e centinaia di iterazioni. La reazione del pubblico dipende da trasparenza e consenso. Sono progetti di altre aziende e agenzie: vanno letti come lezioni, non come promesse di risultato.
Inalpi (gennaio 2026). Come racconta Media Key, l’agenzia torinese Company Trailer ha realizzato due spot TV interamente generati con l’AI in meno di 30 giorni, usando Flux, Nano Banana e Seedream per le immagini e Kling, Runway e Veo 3 per l’animazione. Gli spot sono andati in onda su Sky e su Gambero Rosso Channel per sei mesi.
Le iterazioni visive, circa, servite per ciascuno spot Inalpi da 15 secondi, con circa 20 ore macchina e 6 professionisti dedicati alla “curatela sintetica”. Più veloce di un set tradizionale, ma tutt’altro che automatico. Media Key, gennaio 2026
MG Motor (marzo 2026). Secondo TechPrincess, lo spot per la gamma Hybrid+, realizzato con l’agenzia Zelo, ha immagini e voci interamente generate dall’AI ed è stato distribuito in TV lineare e su Connected TV. Per tenere coerenti immagini e suono è stata costruita una “grammatica di prompt”. La lezione: la coerenza è il problema tecnico numero uno e si risolve con un metodo, non con un singolo prompt.
SKF e Greta Garbo (settembre 2026). Come riporta ANSA (30 settembre 2026), il volto dell’attrice è stato generato da prompt testuali e sovrapposto alla performance di un’attrice vera, mentre la voce è stata ricostruita da una registrazione d’epoca. Il pronipote che amministra l’eredità si è detto aperto ad altri usi. Il caso ha però riaperto il dibattito sulla “ghostploitation”, lo sfruttamento commerciale di persone scomparse. La lezione: anche con il consenso degli aventi diritto, ricreare una persona reale espone il marchio a un giudizio pubblico.
L’AI nella TV generalista. Nello stesso articolo del 7 settembre 2026, Il Fatto Quotidiano ha messo in fila il robot a Forum, i promo AI di Ballando con le Stelle e le immagini AI dichiarate di Lo Stato delle Cose. Lo spettatore se ne accorge e se ne parla: per un’azienda è una ragione in più per decidere prima come comunicare l’uso dell’AI.
Quando un video AI non funziona (o danneggia il brand)
Un video AI non funziona quando il brief è soprattutto emotivo, quando il pubblico diffida dell’AI o quando prende il posto di persone reali che il cliente si aspetta di vedere. A ottobre 2026 i dati indipendenti più solidi dicono che gli spot fatti da persone vincono ancora, sia sull’efficacia di breve periodo sia sul valore della marca.
Lo studio di Ipsos e della Syracuse University (18 maggio 2026) ha confrontato 20 spot di 10 marchi, metà originali fatti da persone e metà rifatti con Sora 2, su un campione di 3.000 consumatori statunitensi.
Il vantaggio degli spot fatti da persone sull’efficacia di lungo periodo (Equity Effect Index). Sull’efficacia di breve periodo (Creative Effect Index) il vantaggio è del 14%. Ipsos e Syracuse University, maggio 2026
Il titolo dello studio dice che gli spot AI sono “abbastanza buoni”, e il problema è proprio questo: solo il 25% degli spettatori era sicuro che lo spot fosse fatto con l’AI, mentre il 40% era incerto. In breve, lo spettatore spesso non se ne accorge, ma lo spot rende meno. Due cautele: il campione è statunitense e gli spot AI erano rifacimenti di spot esistenti, non progetti pensati da zero per l’AI.
C’è poi il tema della percezione. Secondo il report IAB “The AI Ad Gap Widens” (gennaio 2026), l’83% dei dirigenti pubblicitari dice che la propria azienda usa l’AI nei processi creativi, ma solo il 45% di Gen Z e Millennial ha una percezione positiva degli annunci AI, contro l’82% che i dirigenti si aspettano. Il sentiment negativo arriva al 39% nella Gen Z.
- Varianti di hook e messaggi da testare
- Spiegazioni di servizio da ripetere spesso o in più lingue
- Prodotti molto visivi e scenari impossibili da girare
- Adattamenti di un video già esistente
- Video programmatici da cataloghi, prezzi o sedi
- Brief emotivi e campagne di brand di lungo periodo
- Testimonianze di clienti
- Settori in cui il volto reale fa parte della promessa, come consulenza e finanza
- Pubblici giovani, se l’AI si nota e non è dichiarata
- Quando mancano consenso e diritti sull’immagine
Come si misura se un video AI rende: visualizzazioni o contratti?
Un video AI si misura sul costo per lead e soprattutto sul costo per contratto firmato, non su visualizzazioni o like. La finestra giusta è di 60-90 giorni, perché tra il primo contatto e la firma passa tempo. CTR e tasso di visione servono a scegliere gli hook, ma budget e formato si decidono sui dati del CRM.
In un progetto di campagne Google Ads che seguiamo nella consulenza per le ammissioni universitarie, il tempo tra lead e contratto andava da 11 a 75 giorni, circa 31 in media. Lo stesso vale per un video: giudicarlo dopo una settimana significa giudicarlo prima che abbia prodotto i suoi contratti. Il metodo completo per collegare campagne e contratti l’ho spiegato in questa guida sulla misurazione dai contratti firmati.
Le metriche da guardare, in ordine:
- Tasso di visione dei primi secondi e CTR: dicono quale hook ferma lo scroll.
- Costo per lead: dice quale video porta contatti a un prezzo sostenibile.
- Tasso lead-contratto: dice se quei contatti sono quelli giusti.
- Costo per contratto e LTV/CAC: un rapporto sopra 3 è generalmente considerato sano.
Anche le piattaforme pubblicano numeri: secondo i dati diffusi dalla stessa Meta all’Advertising Week di New York (ottobre 2024) e riportati da MediaPost, le campagne create con le sue funzioni di AI generativa hanno ottenuto un CTR più alto dell’11% e un tasso di conversione più alto del 7,6%. Sono dati della piattaforma, non indipendenti, e risalgono a due anni fa: vanno presi come un’ipotesi da verificare sui propri contratti. È lo stesso principio con cui costruiamo i sistemi di acquisizione clienti: ogni creatività risponde al contratto firmato.
“In un progetto nel settore education le conversioni di Google Ads sottostimavano del 35-40% i lead reali registrati nel CRM. Per questo i report li facciamo sui lead e sui contratti del CRM, non sulle conversioni della piattaforma, e un video, AI o no, lo giudico su almeno 60-90 giorni.”
Giovanni Boscolo, Founder di Digital CaresBisogna dichiarare che lo spot è fatto con l’AI?
Dipende da cosa mostra il video e da chi lo diffonde. Dal 2 agosto 2026 l’art. 50 dell’AI Act obbliga a dichiarare i contenuti deepfake, cioè quelli che imitano in modo realistico persone, luoghi o eventi reali. La circolare del Dipartimento per l’informazione e l’editoria del luglio 2026 riguarda invece solo gli spot istituzionali in onda sulla Rai, non le aziende private.
Le regole sono due, e vanno tenute distinte:
- AI Act, art. 50 (vale per tutti). Il testo è nel Regolamento (UE) 2024/1689 su EUR-Lex. Come riassume EconomyUp (28 luglio 2026), dal 2 agosto 2026 chi diffonde deepfake deve dichiararne la natura artificiale, e chi fornisce sistemi generativi deve marcare gli output in modo leggibile dalle macchine.
- Circolare sugli spot istituzionali (vale solo per la PA). Secondo Italpress (16 luglio 2026), il Dipartimento per l’informazione e l’editoria ammette l’AI solo per grafica, animazioni, materiale d’archivio e post-produzione di riprese reali. Vieta voci e attori generati e impone la scritta “Realizzato con contributo IA” per almeno 7 secondi dall’inizio dello spot. Il periodo transitorio è terminato il 30 settembre 2026.
A queste si aggiungono le etichette richieste da Meta, TikTok e YouTube. Le ho raccolte, piattaforma per piattaforma, nella guida AI Act e obblighi di trasparenza nel marketing. Un dato fa riflettere: secondo IAB, meno della metà degli inserzionisti dichiara sempre l’uso dell’AI.
Per un avatar o un clone AI di una persona reale, che sia il founder, un dipendente o un testimonial, serve un consenso scritto con una liberatoria su immagine e voce. Il documento deve indicare usi, canali, durata, possibilità di revoca e cosa succede se la persona lascia l’azienda. Il caso Garbo funziona anche perché c’è l’assenso di chi amministra l’eredità.
Cosa fare adesso: checklist per il primo video pubblicitario con AI
Prima di commissionare o produrre il primo video pubblicitario con AI, definisci la metrica, scegli un solo formato da testare, prepara lo script con più varianti di hook, sistema il tracciamento fino al contratto e decidi in anticipo la finestra di valutazione. Così il test darà una risposta, e non solo un video in più.
- Scrivi in una riga l’obiettivo e la metrica: costo per lead e costo per contratto.
- Scegli un solo formato da cui partire, tra avatar, varianti, spot generato e video programmatico.
- Prepara lo script con almeno tre hook alternativi.
- Se usi volto o voce di una persona reale, fai firmare il consenso e la liberatoria prima di generare qualsiasi cosa.
- Verifica se il contenuto è un deepfake ai sensi dell’art. 50 dell’AI Act e applica le etichette delle piattaforme.
- Collega campagne e CRM per seguire ogni lead fino al contratto.
- Valuta i risultati su 60-90 giorni e confrontali con quelli di un video con persone reali, se lo hai.
Domande frequenti
Si può fare un video pubblicitario con l'AI gratis?+
Sì, per provare. Diversi strumenti hanno un piano gratuito: al 5 ottobre 2026, per esempio, HeyGen Free permette fino a 3 video al mese, di massimo un minuto ciascuno. Per le campagne, però, servono quasi sempre più iterazioni, più formati e più varianti di quanto consentano i piani gratuiti. Inoltre il costo principale non è il tool ma il tempo dedicato a script, montaggio e test.
Quanto tempo serve per realizzare uno spot con l'AI?+
Dipende dal formato. Un video con avatar su uno script già pronto richiede molto meno di uno spot interamente generato. Come riferimento, i due spot TV di Inalpi sono passati dallo script alla messa in onda in meno di 30 giorni, con circa 800 iterazioni per ogni spot da 15 secondi e sei professionisti coinvolti (Media Key, gennaio 2026).
Posso creare un clone AI di me stesso con la mia voce?+
Sì. Strumenti come HeyGen permettono di creare un avatar a partire da un video e da campioni della propria voce. Prima di usarlo in pubblicità conviene leggere i termini d'uso del tool su proprietà e utilizzo dei dati, decidere dove verrà pubblicato e, se si tratta di un collaboratore e non del titolare, fargli firmare una liberatoria su immagine e voce.
I video fatti con l'AI si possono usare nelle campagne Meta e Google Ads?+
Sì, entrambe le piattaforme accettano annunci creati con l'AI, purché rispettino le normali policy pubblicitarie. Google Ads richiede una dichiarazione esplicita dei contenuti sintetici negli annunci elettorali, mentre Meta può mostrare l'etichetta "Info IA" sui contenuti fotorealistici generati o modificati con l'AI. Le regole cambiano spesso: prima di lanciare una campagna conviene ricontrollare le policy aggiornate di ciascuna piattaforma.
Meglio produrre i video AI in casa o affidarsi a un professionista?+
Per contenuti semplici e frequenti, come un avatar che spiega un servizio, un team interno ben formato può bastare. Per spot destinati a campagne con budget significativi conviene un professionista che curi strategia, script, iterazioni, montaggio e test. Il criterio di scelta è il costo per contratto ottenuto, non il risparmio sulla produzione.
L'AI sostituirà le case di produzione video?+
Nel breve periodo no. Anche gli spot italiani interamente generati, come quelli di Inalpi, hanno richiesto un team di professionisti. Lo studio Ipsos e Syracuse University di maggio 2026 mostra inoltre che gli spot fatti da persone vincono ancora del 14% sull'efficacia di breve periodo e del 17% sul brand. Più probabile è un modello ibrido, con l'AI usata per varianti, adattamenti e scene difficili da girare.
Fonti
- Dallo script alla TV in meno di 30 giorni: Inalpi va in onda con l'AI generativa di Company Trailer — Media Key, 2026-01-28
- Greta Garbo rinasce con l'IA, la divina resuscitata in uno spot — ANSA, 2026-09-30
- MG Motor, spot TV con l'intelligenza artificiale — TechPrincess, 2026-03-05
- L'intelligenza artificiale invade la tv: robot a Forum, avatar in Rai e promo creati con l'AI — Il Fatto Quotidiano, 2026-09-07
- Barachini: solo attori e voci umane negli spot istituzionali, l'uso dell'IA va dichiarato — Italpress, 2026-07-16
- AI ads are good enough, and that's the problem — Ipsos, 2026-05-18
- The AI Ad Gap Widens — IAB, 2026-01-15
- HeyGen Pricing — HeyGen, 2026-10-05
- Meta Brings New GenAI Tools To Targeted Video Ads — MediaPost, 2024-10-08
- Dal 2 agosto scattano gli obblighi anti deepfake: cosa devono fare le aziende per garantire trasparenza — EconomyUp, 2026-07-28
- Regolamento (UE) 2024/1689 sull'intelligenza artificiale (AI Act) — EUR-Lex, Unione europea, 2024-07-12
- Pratiche commerciali scorrette — AGCM
