- Secondo l'ILO (maggio 2025) un lavoratore su quattro nel mondo svolge un mestiere esposto all'AI generativa, il 34% nei paesi ad alto reddito; l'esito più probabile è la trasformazione delle mansioni, non la sostituzione.
- Per la Banca d'Italia (ottobre 2024) in Italia circa 9 milioni di lavoratori sono molto esposti all'AI, e per oltre la metà di loro l'AI è soprattutto un complemento.
- Lo studio di Stanford aggiornato ad agosto 2026 rileva che negli Stati Uniti l'occupazione dei 22-25enni nei mestieri più esposti è del 19% sotto il livello atteso: il problema sono le assunzioni che mancano, non i licenziamenti.
- Secondo Istat, le imprese italiane con almeno 10 addetti che usano l'AI sono passate dall'8,2% del 2024 al 16,4% del 2025; le grandi imprese sono al 53,1%.
- I mestieri più esposti sono quelli d'ufficio e di servizio con molte attività ripetitive su testi e dati: amministrazione, assistenza clienti, sportello, traduzione, programmazione junior.
AI e lavoro è il tema che divide di più le conversazioni sull’intelligenza artificiale. A settembre 2026 uno studio italiano rilanciato dalle agenzie parla di milioni di posti a rischio, mentre altre ricerche raccontano un mercato del lavoro che cresce. Chi ha ragione? In questo articolo mettiamo in fila i dati delle fonti più solide (Istat, Banca d’Italia, Organizzazione internazionale del lavoro, Stanford) e separiamo ciò che è misurato da ciò che è stimato.
Quanti lavori sono esposti all’intelligenza artificiale?
Circa un lavoro su quattro nel mondo è esposto all’AI generativa, secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO). Esposto però non vuol dire destinato a sparire: significa che una parte delle attività di quel mestiere può essere svolta o accelerata da un sistema di AI. Per l’ILO l’esito più probabile è la trasformazione del lavoro, non la sostituzione.
Il working paper dell’ILO pubblicato il 20 maggio 2025, realizzato con l’istituto polacco NASK, ha analizzato quasi 30.000 mansioni. La quota di occupazione esposta va dall’11% nei paesi a basso reddito al 34% in quelli ad alto reddito, come l’Italia. I lavori impiegatizi d’ufficio sono i più esposti, e le donne lo sono più degli uomini: nei paesi ricchi le occupazioni nella fascia di esposizione più alta pesano per il 9,6% del lavoro femminile contro il 3,5% di quello maschile.
Lavoratori nel mondo in un’occupazione con una qualche esposizione all’AI generativa; la quota sale al 34% nei paesi ad alto reddito. ILO e NASK, Working Paper 140, 20 maggio 2025
E in Italia? Cosa dice la Banca d’Italia
In Italia circa 9 milioni di lavoratori svolgono mestieri molto esposti all’AI, secondo lo studio della Banca d’Italia di ottobre 2024. Per oltre la metà di loro, però, l’AI è soprattutto complementare: aiuta a svolgere le mansioni invece di sostituirle. I mestieri più esposti sono nei servizi e impiegano molte donne e persone con titoli di studio elevati.
Lo studio, firmato da Antonio Dalla Zuanna, Davide Dottori, Elena Gentili e Salvatore Lattanzio (Questioni di Economia e Finanza n. 878), segnala un rischio meno discusso: la mobilità tra professioni in Italia è bassa. Chi lavora in un mestiere molto esposto e sostituibile tende a spostarsi verso lavori meno esposti, che però sono in genere pagati meno. Il punto critico non è solo quanti lavori cambiano, ma quanto è facile riqualificarsi.
Da dove viene il dato dei 3,8 milioni di posti a rischio?
Il numero di 3,8 milioni di posti a rischio in Italia entro il 2033 viene da uno studio del Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.), ripreso dall’agenzia AGI il 15 settembre 2026. È una stima di scenario sul futuro, non un conteggio di posti già persi, e va letta come tale.
Secondo il resoconto di AGI, lo stesso studio stima in oltre 425.000 i lavoratori licenziati nel mondo dal 2023 per cause riconducibili all’AI, di cui circa 142.000 in Europa, e indica tra i ruoli più vulnerabili assistenza amministrativa, customer care e call center, impiegati di banca e poste, cassieri e traduttori. Nello stesso periodo, ricorda AGI, in Italia gli annunci di lavoro che chiedono competenze di AI sono cresciuti del 93%.
Distingui sempre tre cose: esposizione (quante mansioni l’AI potrebbe toccare), stime di scenario (quanti posti potrebbero sparire in futuro, con molte ipotesi) e dati osservati (quanto sono cambiate davvero assunzioni e occupazione). I titoli allarmistici mescolano spesso le tre.
Chi rischia di più adesso? I giovani al primo impiego
I dati osservati più solidi indicano che oggi a pagare il prezzo sono soprattutto i giovani all’inizio della carriera. Negli Stati Uniti l’occupazione dei lavoratori tra 22 e 25 anni nei mestieri più esposti all’AI è del 19% inferiore a quella che avrebbero avuto se fosse cresciuta come nei mestieri meno esposti. La causa principale sono le assunzioni mancate, non i licenziamenti.
È il risultato dello studio “Canaries in the Coal Mine?” di Erik Brynjolfsson, Bharat Chandar e Ruyu Chen dello Stanford Digital Economy Lab, aggiornato il 12 agosto 2026 con i dati delle buste paga di ADP fino a giugno 2026. Nella prima versione il divario era del 13%: in un anno si è allargato. Tra i mestieri citati ci sono sviluppatori software junior e operatori del servizio clienti. Gli autori stessi parlano di indicatori descrittivi e precoci, non di stime causali definitive, e i dati riguardano il mercato americano.
Occupazione dei 22-25enni nei mestieri più esposti all’AI rispetto al livello che avrebbe avuto seguendo i mestieri meno esposti (Stati Uniti, dati fino a giugno 2026). Brynjolfsson, Chandar, Chen, Stanford Digital Economy Lab, revisione del 12 agosto 2026
Il meccanismo è semplice: le attività che un tempo si affidavano a chi era appena assunto (prime bozze, ricerche, codice di base, risposte standard ai clienti) sono quelle che l’AI svolge meglio. Se un’azienda assume meno junior, il problema emerge tra qualche anno, quando mancheranno le persone esperte di domani.
Quali mestieri cambiano di più e quali di meno?
Cambiano di più i mestieri basati su attività ripetitive con testi, numeri e dati digitali; cambiano di meno quelli che richiedono presenza fisica, manualità, relazione diretta e responsabilità su decisioni complesse. La tabella riassume ciò che emerge dalle fonti citate, senza pretendere di prevedere il futuro di ogni professione.
| Tipo di mestiere | Esempi | Cosa cambia | Livello di esposizione |
|---|---|---|---|
| Impiegatizio d’ufficio | Segreteria, data entry, back office amministrativo | Molte mansioni automatizzabili; il ruolo si sposta su controllo ed eccezioni | Alto (ILO, Banca d’Italia) |
| Contatto con il cliente a distanza | Call center, customer care, sportello | Risposte standard gestite da assistenti AI; restano i casi complessi | Alto (C.r.c., Stanford) |
| Lavori con testi e lingue | Traduzione, redazione di contenuti di base | Prime bozze generate dall’AI; più revisione e adattamento | Alto |
| Tecnici e professioni digitali | Sviluppo software, analisi dati | Produttività in crescita, meno ingressi junior | Alto, ma con forte complementarità |
| Professioni intellettuali | Avvocati, commercialisti, medici | L’AI supporta ricerca e documenti; la responsabilità resta umana | Medio-alto, soprattutto complementare |
| Lavori manuali e di cura | Artigiani, edilizia, assistenza alla persona | Impatto diretto limitato, più strumenti di gestione | Basso |
Quante imprese italiane usano davvero l’AI?
Ancora poche, ma il numero raddoppia ogni anno. Secondo Istat, nel 2025 il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti usa almeno una tecnologia di AI, contro l’8,2% del 2024 e il 5% del 2023. Tra le grandi imprese la quota è del 53,1%, tra le PMI molto più bassa.
Il rapporto Istat “Imprese e ICT” del 15 dicembre 2025 indica anche il primo ostacolo: tra le aziende che hanno valutato l’AI senza adottarla, il 58,6% cita la mancanza di competenze. Il mercato italiano dell’AI ha raggiunto 1,8 miliardi di euro nel 2025, +50% in un anno, secondo l’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, dati ripresi il 25 settembre 2026 in un convegno alla Camera dei Deputati.
- L’AI farà sparire milioni di posti nei prossimi mesi
- Tutte le aziende italiane la usano già
- I lavori creativi e intellettuali sono al sicuro
- Basta saper scrivere un prompt per restare competitivi
- Per ora si vedono soprattutto meno assunzioni junior, non licenziamenti di massa
- Solo il 16,4% delle imprese con 10+ addetti la usa (Istat 2025)
- Molti lavori qualificati sono tra i più esposti (Banca d’Italia)
- Il primo ostacolo è la mancanza di competenze vere (58,6%)
Come prepararsi: cosa fare se il tuo lavoro è esposto
Il modo più concreto per prepararsi è usare l’AI sulle proprie mansioni prima che lo faccia qualcun altro, spostando il proprio valore su ciò che l’AI non fa bene: giudizio, relazione, responsabilità e conoscenza del contesto. Non serve diventare programmatori.
Elenca cosa fai in una settimana tipo e segna quali compiti sono ripetitivi e basati su testi o dati.
Riassunti, bozze di email, tabelle, ricerche: misura quanto tempo risparmi e dove sbaglia.
Usalo per le attività che richiedono giudizio e relazione: clienti, colleghi, decisioni.
Chi sa spiegare come usa l’AI in modo affidabile nel proprio lavoro diventa più prezioso, non meno.
Anche la legge italiana entra nel tema: l’articolo 11 della legge 132/2025 obbliga il datore di lavoro a informare i dipendenti quando usa sistemi di AI in ambito lavorativo. Ne parliamo nella guida a AI Act e obblighi di trasparenza.
Cosa significa per chi ha un’attività
Per un titolare di PMI la domanda giusta non è “quante persone posso sostituire”, ma “quali attività a basso valore posso togliere dalla giornata del mio team”. Nei progetti che seguiamo, le prime aree in cui l’AI fa risparmiare tempo sono quasi sempre le stesse: risposte ai contatti in arrivo, follow-up dei preventivi, preparazione di testi e report. Sono attività che spesso nessuno ha tempo di fare bene, e che incidono direttamente sui contratti chiusi.
Nelle aziende con cui lavoriamo l’AI non ha tolto posti: ha tolto lavoro arretrato. Il rischio vero per una PMI è smettere di formare le persone giovani perché l’AI fa le loro mansioni di base. Senza quella palestra, tra tre anni non avrai chi sa decidere.
Il consiglio pratico è partire da un processo misurabile, ad esempio la gestione dei contatti commerciali, e valutare il risultato in contratti e tempo risparmiato, non in entusiasmo. Il metodo di misurazione è spiegato nella guida su come misurare i risultati dai contratti nel CRM.
Domande frequenti
L'intelligenza artificiale ruberà il mio lavoro?+
Per la maggior parte delle persone l'AI cambierà alcune mansioni invece di eliminare il lavoro. Secondo l'ILO un lavoro su quattro è esposto, ma l'esito più probabile è la trasformazione. Il rischio è più alto per i mestieri fatti quasi solo di attività ripetitive su testi e dati e per chi è all'inizio della carriera, dove le assunzioni stanno calando nei ruoli più esposti.
Quali lavori non possono essere sostituiti dall'AI?+
Nessuna fonte seria offre un elenco garantito, ma i mestieri meno esposti hanno tratti comuni: lavoro fisico e manuale, presenza sul posto, cura delle persone, relazione diretta e responsabilità su decisioni complesse. Artigiani, tecnici installatori, operatori sanitari e assistenziali sono tra i meno toccati. Anche in questi casi l'AI entra nella parte gestionale: preventivi, agende, documenti.
In Italia ci sono già licenziamenti dovuti all'AI?+
Non esiste una statistica ufficiale italiana sui licenziamenti causati dall'AI. Lo studio C.r.c. ripreso da AGI a settembre 2026 stima 142.000 posti persi in Europa dal 2023, ma è una stima. I dati osservati più solidi, che vengono dagli Stati Uniti, indicano soprattutto meno assunzioni di giovani nei ruoli esposti, più che licenziamenti di chi è già assunto.
Il datore di lavoro deve dirmi se usa l'AI?+
Sì. L'articolo 11 della legge 132/2025 prevede che il datore di lavoro informi il lavoratore dell'uso di sistemi di intelligenza artificiale, ad esempio in selezione, assegnazione dei compiti o valutazione. Il lavoratore ha diritto a sapere scopi, logica di funzionamento e categorie di dati usati, e i sindacati possono chiedere informazioni sui sistemi impiegati.
Quali competenze servono per lavorare con l'AI?+
Più che competenze tecniche servono capacità di verifica e giudizio: sapere cosa chiedere all'AI, controllare i risultati, riconoscere errori e inventati, e integrare gli strumenti nel proprio flusso di lavoro. Istat segnala che la mancanza di competenze è il primo ostacolo per il 58,6% delle imprese che non hanno adottato l'AI: chi le ha è richiesto, come mostra il +93% di annunci.
Le donne sono più esposte all'AI degli uomini?+
Sì, secondo l'ILO. Nei paesi ad alto reddito i mestieri con l'esposizione più alta rappresentano il 9,6% dell'occupazione femminile contro il 3,5% di quella maschile, perché le donne sono più presenti nei lavori impiegatizi e amministrativi. Anche la Banca d'Italia rileva che i mestieri più esposti in Italia impiegano una quota significativa di donne.
Fonti
- Generative AI and Jobs: A Refined Global Index of Occupational Exposure (Working Paper 140) — ILO, 2025-05-20
- Una valutazione dell'esposizione del mercato del lavoro all'intelligenza artificiale in Italia (QEF n. 878) — Banca d'Italia, 2024-10
- Canaries in the Coal Mine? Six Facts about the Recent Employment Effects of Artificial Intelligence — Stanford Digital Economy Lab, 2026-08-12
- IA: studio, a rischio un posto su 4, già 425mila licenziati — AGI, 2026-09-15
- Imprese e ICT 2025 — Istat, 2025-12-15
- L'AI vale 1,8 miliardi in Italia, al via confronto alla Camera su PMI e competenze — Teleborsa / Borsa Italiana, 2026-09-25
- Legge 132/2025, art. 11 (lavoro) — Normattiva
